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domenica 2 novembre 2008







venerdì 31 ottobre 2008





100'000 ???

100'000 ???

Questa foto ritrae una parte del corteo universitario, il corteo che attraversa via Cavour. In questa foto ho da fare diverse notazioni:
1) La testa del corteo è già passata.
2) La coda del corteo deve ancora svoltare da dietro il palazzo ad angolo.
3) Questa foto ritrae una frazione del corteo universitario.
4) L'intero corteo è stato diviso in 3 parti per l'enorme afflusso e la parte maggiore si è mossa verso Piazza del Popolo.

Bene, fatte queste piccole notazioni non vengano a dirmi che eravamo Centomila perchè non è vero. Mi spieghino invece perchè non esistono foto scattate dai numerosi elicotteri della polizia che volteggiavano sulla città. La verità è che ieri un Milione di persone e forse più hanno paralizzato una città enorme.


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Sempre peggio!


Roma invasa da almeno un milione di studenti. Tutte le città di Italia si sono mobilitate. La contestazione alla 133 ha raggiunto livelli inaspettati, che sicuramente non si vedevano da anni. E'un complesso di sentimenti di rabbia ed esasperazione che ha portato una miriade di persone in piazza. Il flusso continuo di persone che contestavano il tentativo di eliminare la scuola pubblica sembrava inarrestabile.
La follia della questura e di quel "democratico" e "antirazzista" del Ministro degli Interni ha detto che a Roma erano 100000! Ormai siamo al ridicolo.
E'un chiaro segno di debolezza e difficoltà. La classe politica ha paura. Pur di non fare un passo indietro, pur di non far pensare che siamo davanti ad una classe dirigente competente, interessta al paese, dal premier in giù sono disposti a cadere nel ridicolo. E'assurdo vedere quello che è successo a Piazza Navona e dare al Parlamento una versione dei fatti a cui non credono neanche i seguaci di Foza Nuova, noti per la finezza di pensiero. E'assurdo parlare di facinorosi, di maggioranza silenziosa vittima di una minoranza aggressiva e violenta. La gente era nelle strade italiane per impedire che solo una elite (solo ed esclusivamente per reddito) si possa permettere l'università. Per impedire che l'università pubblica diventi sempre meno utile al miglioramento della società. Non venga nessuno a dire che fino ad oggi l'università è stata perfetta!mai!Qualcuno mi venga però a dire come si risolvono i problemi tagliando i fondi! Come si riducono gli sprechi, enormi è vero, "definanziando" senza criterio. Non solo la maggioranza, ora l'opposizione prova a "cavalcare la tigre". Abbiate pietà di noi...........


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sabato 25 ottobre 2008

e che caos

La legge 133 ha avuto quanto meno il merito di mettere in luce i veri volti della discutibile democrazia italiana. La sacrosanta protesta di studenti, ricercatori e docenti ha infiammato animi celebri e meno celebri. Se da un lato gli studenti scendono in piazza per contrastare l'inarrestabile declino dell'istruzione pubblica, dall'altro i cervelloni della politica italiana, anche quelli che ormai hanno la stessa età degli olivi secolari, snocciolano metodi degni di Pol Pot, chiaro segno di difficoltà dovute alla senilità.
Ci si ritrova davanti a un tentativo di mutamento dell'istruzione. Ormai da 15 anni la politica interviene sulla scuola e sull'università, indirizzando i propri sforzi a favore dell'università privata: l'obiettivo è creare dei poli universitari d'alta qualità a scapito di tutti gli altri, che non avranno fondi, strutture per competere. Si garantirebbe in questo modo una valida istruzione solo a pochi eletti, sul modello americano. Non c'è dubbio che sia difficile conciliare l'università di massa con l'eccellenza, lo dimostra l'attuale sistema italiano e le scelte di alcuni altri paesi occidentali. Ma per riformulare questo settore, che la politica dovrebbe vedere come una grande risorsa, c'è la necessità di competenza, un progetto chiaro che spieghi quale modello si ha intenzione di emulare, che dica con trasparenza qual è il progetto che il governo ha riguardo l'istruzione italiana.
Fino ad oggi solo un caos imbarazzante fra ordinamenti che cambiano come il vento, agglomerati di persone disorientate e parcheggiate in attesa di una svolta.
Ora si scende in piazza e nelle assemblee: ma non c'è unità. Gli studenti sono divisi sul metodo di protesta. Il dialogo è nullo. I gruppi organizzati hanno voce istituzionale, i collettivi continuano a barcamenarsi tra la fantasia, il sogno e il "somigliare ai loro acerrimi nemici". Si discute grettamente se essere rapresentati o se continuare una protesta individuale: sembra non interessi effettivamente raggiungere l'obiettivo unico e sacrosanto: cancellare la 133!!!!


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