Oggi ho partecipato all'assemblea che si è tenuta nell'aula 14 della facolta di Scienze Politiche di Roma la Sapienza. La partecipazione è stata molto numerosa. L'assemblea del movimento studentesco ha deciso di continuare l'occupazione di alcune aule all'interno della facoltà per proseguire con i lavori di organizzazione della protesta. Naturalmente l'agitazione ha per oggetto il decreto 133/08. Tale decreto pone delle innovazioni grandissime all'interno dell'università e non solo. L'articolo 16 di tale decreto da la possibilità di trasformare le università in fondazioni di diritto privato, come fondazioni, le università hanno la possibilità di ricevere finanziamenti privati. Tali finanziamenti sono incoraggiati detassando completamente questi movimenti di denaro. Immaginare le conseguenze è molto semplice. Introdurre le donazioni significa pilotare la cultura. Significa che le conoscenze si muoveranno verso il donatore. Se la Philip Morris dona 100 milioni di dollari alla facoltà di medicina, difficilmente la facoltà di medicina dirà che fumare fa venire il cancro, altrimenti i fondi della Philip Morris l'annno successivo non ci saranno. Apparte questo esempio estremo, il mio articolo vuole vertere sull'organizzazione della protesta.
Penso che fra gli studenti pochi abbiano il coraggio di difendere un simile provvedimento. Tuttavia nonostante il tema tocchi tutti e tutti siano interessati in un modo o nell'altro l'efficacia dell'azione è minata dall'interno. I più attivi contestatori oggi hanno chiarito con molta fermezza (forse troppa) un punto: la loro protesta non va organizzata con rappresentanti, ma ognuno protesta per se come individuo. Quindi la protesta non crea degli organi referenziali non pone interlocutori ma potesta e basta. Quale è la conseguenza? La Gelmini tratta con i giovani dell U.D.U. (Unione degli Universitari). È ovvio che nel momento negoziale ci si ponga con più facilità verso una organizzazione ben strutturata basata sulla rappresentanza. Penso sia difficile che la Gelmini o chi per lei vada a negoziare singolarmente con ognuno di loro. Ma i contestatori della mia facoltà non credono nella rappresentanza, "La rappresentanza ha fallito" secondo loro, credono in una "non meglio identificata" rappresentanza diretta di derivazione Rosseauniana. Inutile dirvi che una tale disorganizzazione non fa che dare l'idea di una moltitudine informe di persone con molte idee diverse e che non pongono alternative valide e condivise. Se il movimento continuerà ad essere ostaggio di queste persone sono sicuro che non porterà a nulla. I governi sono restii a fare concessioni a movimenti molto organizzati e con una strategia ben congeniata figuriamoci a una massa informe di studenti che gridano senza proporre nulla. Il TG1 di questa sera ha parlato dei negoziatori degli studenti non dei singoli, ha parlato dell'unione degli studenti non dei singoli. Il movimento studentesco deve capire che la politica in Italia si fa con la rappresentanza. Il potere negozile di un singolo è quasi nullo, il potere negoziale di una categoria è quasi immenso se ben gestito. Loro stanno riuscendo a vanificare l'impegno di un numero enorme di persone, e la sensazione è che siano solo una minoranza...
Alessandro Lombardi
venerdì 24 ottobre 2008
Il decreto Gelmini ha un alleato fra gli studenti.
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