A tre mesi dalla caduta del Governo Prodi gli Italiani sono chiamati alle urne per rinnovare la composizione di Camera e Senato, appena due anni dopo le ultime elezioni legislative. Nel 2006, lo scontro tra l'Unione di centro-sinistra e la Casa delle Libertà del centro-destra venne presentato dai mezzi di comunicazione nostrani come il "Giorno del Giudizio", caricando fortemente il confronto, dipingendolo come uno scontro virulento tra due formazioni opposte e inconciliabili. Naturalmente questa considerazione era del tutto esagerata perchè, mentre non dubito che il Presidente del Consiglio uscente, Romano Prodi, considerasse e consideri tutt'oggi il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, come il peggior male politico di questo Paese, ciò non si può dire per coloro che lo hanno sostenuto, consentendogli di arrivare a Palazzo Chigi. Come nel 1996, nel 2006 Silvio Berlusconi era considerato come un politico destinato al tramonto, anzi, all'oblio. Oggi come allora, le divisioni interne e le mire personali di elementi di spicco del centro-sinistra hanno consentito a Silvio Berlusconi di presentarsi a questo confronto elettorale come grande favorito, meritandosi, una volta di più, la qualifica di uomo più influente degli ultimi vent'anni di storia italiana. Chi, come me, è nato negli anni '80, si è dovuto confrontare e continuerà a confrontarsi con il berlusconismo da sempre, ossia da quando si è approcciato all'analisi politica necessaria per scegliere chi votare. Credo di non andare troppo lontano dalla realtà nell'affermare che il berlusconismo ha già ampiamente trionfato nella mente degli italiani, prima ancora che nella conta dei voti. Non a caso, il modello del suo partito è stato ampiamente copiato dagli avversari principali, i Democratici. In uno schema che sempre più vuol essere imitazione del sistema americano, i partiti principali abbandonano le ideologie trasformandosi in macchine da voti da innescare al momento delle elezioni per conferire al leader, su cui gravitano i favori di banche, industrie e poteri forti, la necessaria forza per formare un governo. In questo scenario, i programmi (se mai hanno davvero contato qualcosa...) diventano elemento del tutto secondario rispetto alla personalità del candidato. Con l'attuale legge elettorale, tale elemento diventa l'unico veramente rilevante. Si vota una formazione politica affinchè essa dia la fiducia al governo presieduto dall'esponente più in vista del grupo o della coalizione. La responsabilità verso il territorio, alla circoscrizione in cui si viene eletti, è del tutto scomparsa, lasciando mano del tutto libera ai partiti-macchine elettorali, in quanto le liste sono bloccate e si vota solo il simbolo, senza poter, in definitiva, scegliere chi ci rappresenterà, in una stonata assonanza con i listoni di epoca fascista. In tal modo la democrazia diventa sempre più lontana e la politica appare come qualcosa d'altro, di distante dalle nostre vite, fa paura perchè è democrazia imperfetta, arroccata e quindi sempre più fragile.
In questo scenario, come sempre, i mass-media hanno dato l'ennesima prova del loro assoluto servilismo. Si è voluto imporre all'opinione pubblica una visione distorta del prossimo confronto elettorale, che appare come una sfida a due classica di un sistema maggioritario netto...il nostro sistema elettorale è invece un proporzionale leggermente corretto da soglie di sbarramento. In tal modo le voci differenti sono state letteralmente azzittite, per lasciare l'intero palcoscenico ai due contendenti che, invece di darsi battaglia, sembrano molto più propensi a cercare un accordo che preservi loro il potere vita natural durante. Sommando i voti di PD e PDL si arriverà probabilmente all'80% dei consensi...in questo modo, la cosiddetta casta, sarebbe compatta in tutto e per tutto nel fare i propri interessi a discapito del bene comune. Naturalmente ciò è sempre accaduto, ma mai in maniera così palese come in questo momento storico. La mia personale previsione è che un voto a PD e PDL è si un voto utile...un voto utile ai due schieramenti, non ai cittadini, non al cambiamento, non all'affrontare la crisi economica mondiale che sempre più diventa aggressiva. La mia personale idea è che per la prima volta si potrebbe evitare l'inutile "fardello" delle elezioni, perchè comunque saranno ripartiti i voti, la sostanza resterà invariata, con le larghe intese probabilissima soluzione finale...delle differenze, delle idee, del sale stesso della vita democratica. Credo, in ultimo, che queste elezioni determineranno la definitiva morte politica della sinistra italiana, una sinistra del tutto incapace dagli anni '70 ad oggi di trovare una rinconciliazione interna e di fare una scelta coraggiosa nel far nascere una sinistra di governo moderna, slacciata da un passato da guerra fredda, capace di far valere le posizioni dei più deboli senza imbarazzi, in un'ottica di maggiore equità sociale e nell'ambito della social-democrazia europea. La mia scelta è dunque quella di non far parte di questo processo e, con grande dolore e mortificazione del mio senso civico, decido di non votare alle elezioni politiche, in quanto le mie posizioni non sono rappresentate da alcuno, mentre parteciperò alle elezioni comunali sostenendo la candidatura di una lista civica che parla di rifiuti, energie rinnovabili, decoro urbano, taglio delle consulenze esterne e termine dei due mandati. La politica dal basso è l'ultima speranza, questo è l'unico modo che ho trovato per favorirla, in questo panorama desolante.
Nessun commento:
Posta un commento