Il successo della Lega dimostra quanto sia ancora importante l'attività politica nelle piccole realtà. La presenza costante nei piccoli centri, anche i più lontani collocati sulle montagne, presieduti però da amministratori, sindaci e consiglieri, che fanno le veci del Carroccio e che garantiscono a tutti i cittadini risposte immediate, alla lunga ha portato un notevole consenso. La Lega Nord si presenta oggi al grande pubblico come un partito che cavalca l'onda della sicurezza, delle difficoltà economiche che sostiene di risolvere con il Federalismo, dando voce ad una parte cospicua di popolazione impaurita dall'evoluzione in senso globale del mondo. Dà voce al sentimento popolare, quello più genuino, troppo spesso poco istruito. Il tutto sfocia ormai da anni in xenofobia e razzismo. Senza mezzi termini. Anche dopo cinque anni di governo, al fianco del fedele Berlusconi e del mai amato Fini, le dichiarazioni e i comportamenti dei leghisti assumono un tono rispettoso e democratico solo in apparenza.Al minimo sussulto l'istinto violento, focoso e "rivoluzionario"viene fuori. Il meridione sembra essere passato in secondo piano tra gli obiettivi sensibili della follia leghista.Non è così. Il tempo lo dimostrerà, la base leghista odia il sud con tutta l'anima, il meridionale è e sempre sarà visto negativamente. Il successo riscosso è quindi la risposta ad una attività costante nelle realtà locali, la vicinanza con quella gente ha dato i suoi frutti. Se come si vocifera sono confluiti nella Lega molti voti della Sinistra Arcobaleno vuol dire che l'operaio, l'impiegato del Settentrione si sente garantito dalla Lega Nord. Non credo si tratti esclusivamente di voti di protesta in quanto non è un partito che ha deciso di correre da solo. La politica è ancora attivismo costante e diffuso.
Al contrario la sinistra radicale è vittima della sua politica di incertezze e contraddizioni, divisa tra l'essere"partito di governo" o "partito di lotta". Due anni nel governo Prodi hanno fatto perdere il consenso anche dei fedelissimi. La rinascita deve ripartire proprio da dove si è lasciato il popolo di sinistra:nella piazze, nei luoghi di ritrovo, nelle realtà locali. L'assenza di parlamentari deve essere il motivo di riflessione per un gruppo politico che, nonostante le sue radici culturali, ha provato a competere con gli avversari sul loro campo, con i lori metodi, che per il popolo di sinistra non sono congeniali. La scelta di istituire un contenitore di partiti, la "Sinistra Arcobaleno", sull'esempio del PDL e del PD, privo di argomenti e identità chiara e definibile ha portato all'ultimo risultato elettorale. Per risollevarsi emerge la necessità di ricominciare dalle piazze, dai piccoli centri, dai paesi; da qui si ricostruirà il consenso.
giovedì 24 aprile 2008
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